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·25 ago 2026 · 10 min

Respirazione olotropica: alterare la coscienza senza assumere sostanze

Un viaggio psichedelico senza usare sostanze? La respirazione olotropica può modificare profondamente percezioni, emozioni e senso di sé. Ma cosa succede davvero nel corpo? E soprattutto: quanto è sicura?

Andrea Marangi - @tork3

Pubblicato il 25 ago 2026 · Aggiornato il 27 ago 2026

Respirazione olotropica: alterare la coscienza senza assumere sostanze

È possibile entrare in uno stato profondamente alterato di coscienza senza assumere alcuna sostanza?

In alcuni casi, sì.

La respirazione olotropica, in inglese Holotropic Breathwork, è una pratica che, attraverso una respirazione intensa e prolungata, può far vivere esperienze molto intense: alterazioni della percezione, emozioni profonde, modificazioni della percezione del proprio corpo, sensazioni di unità e, in alcuni casi, esperienze descritte come mistiche o paragonabili, per alcuni aspetti, a quelle provocate dagli psichedelici.

Per molto tempo gran parte delle conoscenze su questa pratica si è basata sull’esperienza dei praticanti e sulle osservazioni di chi la utilizzava. Negli ultimi anni, però, alcuni studi hanno iniziato a misurare cosa succede realmente nel corpo e nel cervello durante queste esperienze.

Da dove nasce la respirazione olotropica?

Stanislav Grof insieme a Christina Grof.
Stanislav Grof insieme a Christina Grof.

La tecnica venne sviluppata negli anni Settanta dallo psichiatra ceco Stanislav Grof insieme a Christina Grof.

Stanislav Grof era già conosciuto per il suo lavoro sugli stati non ordinari di coscienza. Tra gli anni Cinquanta e Settanta aveva partecipato alla ricerca clinica con LSD, prima in Cecoslovacchia e successivamente negli Stati Uniti.

Quando la ricerca con gli psichedelici divenne sempre più difficile a causa delle restrizioni normative e politiche dell’epoca, Grof continuò a interessarsi alla possibilità di raggiungere e studiare stati simili senza utilizzare sostanze.

Secondo il racconto dello stesso Grof, lui e Christina svilupparono la respirazione olotropica durante il periodo trascorso all’Esalen Institute, in California, intorno alla metà degli anni Settanta.

L’obiettivo non era semplicemente creare una tecnica di rilassamento.

Al contrario: si cercava deliberatamente di favorire l’emergere di stati di coscienza profondamente differenti da quello ordinario, all’interno di un ambiente preparato e accompagnato.

Il termine olotropico deriva dalle parole greche holos, “intero”, e trepein, “muoversi verso”: viene generalmente interpretato come “muoversi verso la completezza”.

Non è semplicemente “respirare più forte"

La respirazione è certamente l’elemento più evidente, ma l’Holotropic Breathwork originale è strutturato come un processo più ampio.

Le sessioni possono comprendere:

* una respirazione volontariamente più profonda e rapida del normale; * deprivazione sensoriale * musica scelta per accompagnare le diverse fasi dell’esperienza; * la presenza di facilitatori; una persona che assiste direttamente chi sta respirando, spesso definita sitter*; * eventuale lavoro corporeo; * contesto formato da gruppi di più persone * una fase successiva di elaborazione e integrazione dell’esperienza.

Nella forma sviluppata dai Grof, quindi, togliere la respirazione dal suo contesto e replicarla semplicemente a casa non equivale a praticare Holotropic Breathwork.

Preparazione, ambiente, deprivazione sensoriale, facilitazione e integrazione sono parti importanti della pratica.

Cosa succede nel corpo?

come funziona la respirazione olotropica
come funziona la respirazione olotropica

Qui arriviamo alla parte probabilmente più interessante dal punto di vista scientifico.

Respirando profondamente e rapidamente per un periodo prolungato, la quantità di aria scambiata dai polmoni aumenta notevolmente.

Questo non significa necessariamente introdurre quantità enormemente maggiori di ossigeno: in condizioni normali il sangue è già quasi completamente saturo.

Una delle conseguenze più importanti riguarda invece la CO₂.

L’organismo elimina anidride carbonica più rapidamente di quanto venga prodotta e la sua concentrazione nel sangue diminuisce.

Si crea quindi una condizione chiamata ipocapnia.

La diminuzione della CO₂ modifica l’equilibrio acido-base del sangue, producendo una temporanea alcalosi respiratoria, e provoca anche una vasocostrizione dei vasi cerebrali.

Questo insieme di cambiamenti sembra avere un ruolo importante nella comparsa degli stati alterati di coscienza.

Lo studio del 2025: meno CO₂, più intenso lo stato alterato

Uno degli studi più interessanti è stato pubblicato nell’aprile 2025 su Communications Psychology, rivista del gruppo Nature.

I ricercatori hanno studiato 61 persone durante sessioni di Holotropic Breathwork o Conscious-Connected Breathwork.

Durante l’esperienza veniva misurata la CO₂ alla fine dell’espirazione, chiamata end-tidal CO₂ o etCO₂, insieme all’intensità dello stato alterato riferita dai partecipanti.

Il risultato è stato interessante: durante la respirazione intensa la CO₂ diminuiva fortemente e una maggiore diminuzione della CO₂ risultava associata a stati alterati di coscienza più profondi.

La correlazione osservata era significativa, pari a circa r = -0,46.

In alcuni partecipanti la etCO₂ raggiungeva valori molto bassi, nell’ordine di 10-20 mmHg.

Le esperienze comprendevano fenomeni come:

* dissoluzione dell’ego; * sensazione di unità; * beatitudine; * alterazioni della percezione; * cambiamenti nella normale esperienza del sé.

Alcune delle scale utilizzate negli studi sugli psichedelici hanno quindi mostrato sovrapposizioni interessanti.

Questo non significa però che respirazione olotropica e LSD, psilocibina o DMT producano lo stesso stato o funzionino attraverso gli stessi meccanismi.

Significa che alcune caratteristiche soggettive dell’esperienza possono assomigliarsi.

Non è soltanto fisiologia

C’è un altro elemento fondamentale.

Una sessione di respirazione olotropica non avviene normalmente in laboratorio, da soli e nel silenzio.

Ci sono musica, aspettative, ambiente, persone, facilitatori, supporto, emozioni e interazione sociale.

Nello stesso studio del 2025, alcune modificazioni dell’esperienza si verificavano infatti anche nelle persone che partecipavano alla sessione respirando normalmente.

Questo mostra quanto il cosiddetto setting possa contribuire all’esperienza.

È un concetto molto familiare anche nella ricerca sugli psichedelici: ciò che una persona sperimenta non dipende semplicemente da una molecola o, in questo caso, dalla concentrazione della CO₂.

Dipende dall’interazione tra fisiologia, mente e ambiente esterno.

Può avere effetti terapeutici?

È probabilmente uno degli aspetti più affascinanti, ma anche quello su cui serve maggiore prudenza.

Nello studio pubblicato su Communications Psychology, la profondità dello stato alterato era associata successivamente ad alcuni miglioramenti del benessere psicologico e a una riduzione dei sintomi depressivi riportati dai partecipanti.

Questo rende il breathwork interessante come possibile strumento psicologico o psicoterapeutico.

Ma ad oggi non possiamo considerare la respirazione olotropica una terapia ufficiale per depressione, PTSD, ansia o altre patologie.

La ricerca rimane giovane, molti studi coinvolgono campioni relativamente piccoli e spesso persone che hanno già esperienza o interesse verso queste pratiche.

Servono studi clinici controllati più grandi per capire quali persone possano realmente beneficiarne, con quale frequenza, con quali rischi e con quali risultati nel lungo periodo.

Una testimonianza diretta

«“È stata un’esperienza unica, che mi ha condotto a una percezione intensa e ampia del corpo, dell’io e dell’universo. Ha favorito un contatto con l’inconscio diretto e terapeutico che, nei giorni a seguire, si è manifestato attraverso sogni lucidi, intuizioni e ricordi che mi hanno agevolato nel rilascio di blocchi emotivi e nell’acquisire consapevolezza di pattern comportamentali. Wow! Non mi aspettavo tutto questo. È di fondamentale importanza affidarsi a chi è preparato.”»

Una testimonianza personale non costituisce naturalmente una prova dell’efficacia terapeutica della pratica, ma permette di comprendere meglio il tipo di esperienza soggettiva che alcune persone riferiscono.

Respirare è naturale. Questo non significa che sia sempre innocuo.

Uno degli equivoci più comuni è pensare:

“È soltanto respirazione, quindi non può essere pericolosa.”

Ma modificare intensamente e per molto tempo la respirazione significa modificare deliberatamente la propria fisiologia.

L’ipocapnia provocata dall’iperventilazione può causare:

* vertigini; * formicolii e intorpidimento; * spasmi o contrazioni muscolari; * sensazione di testa leggera; * palpitazioni; * agitazione; * alterazioni della percezione; * perdita di equilibrio; * fino alla possibile perdita di coscienza.

A questo si aggiunge l’aspetto psicologico.

Possono emergere ricordi, emozioni o esperienze estremamente intense e, per alcune persone, difficili da gestire.

Proprio per questo i programmi strutturati di Holotropic Breathwork prevedono normalmente uno screening delle condizioni di salute prima della partecipazione.

Tra le condizioni comunemente considerate incompatibili o che richiedono particolare valutazione figurano gravidanza, importanti patologie cardiovascolari, epilessia o altri disturbi convulsivi e alcune condizioni psichiatriche severe.

Se esistono problemi di salute, è quindi importante comunicarli preventivamente ai facilitatori e, quando necessario, confrontarsi anche con il proprio medico.

Non è una pratica da improvvisare

Il fatto che non sia necessario assumere una sostanza può rendere la respirazione olotropica apparentemente semplice da replicare.

È proprio qui che vale la pena applicare un principio fondamentale della riduzione del rischio:

solitamente il modo più sicuro per vivere un’esperienza di questo tipo è non farla da soli.

Una sessione strutturata permette di avere persone preparate nel caso compaiano reazioni fisiche o psicologiche difficili, un ambiente nel quale sia ridotta la possibilità di farsi male accidentalmente e soprattutto qualcuno capace di riconoscere eventuali situazioni problematiche.

Anche la fase successiva conta.

Uno stato alterato può essere affascinante, ma l’intensità di un’esperienza non coincide automaticamente con la sua utilità.

Preparazione e integrazione possono essere importanti quanto ciò che succede durante la sessione.

Per questo, se si vuole sperimentare la respirazione olotropica, è preferibile evitare di improvvisare lunghe sessioni di iperventilazione da soli seguendo semplicemente un tutorial online.

Meglio rivolgersi a facilitatori specificamente formati, informarsi preventivamente sulle controindicazioni e comunicare in maniera trasparente eventuali problemi di salute.

In Italia, un esempio è HolotropicItaly, realtà che organizza workshop di respirazione olotropica con facilitatori formati secondo il percorso Grof Transpersonal Training.

Questo non significa naturalmente che una pratica diventi automaticamente priva di rischi quando viene supervisionata.

Significa però applicare alla respirazione olotropica lo stesso principio che dovrebbe accompagnare qualsiasi esperienza capace di modificare profondamente la coscienza:

informazione, preparazione, contesto, supervisione e riduzione dei rischi sono molto più utili dell’improvvisazione.

Una finestra sugli stati alterati di coscienza

Illustrazione simbolica di stati alterati di coscienza
Illustrazione simbolica di stati alterati di coscienza

Forse l’aspetto scientificamente più interessante della respirazione olotropica non riguarda nemmeno la domanda se “funzioni” come terapia.

Ci ricorda piuttosto qualcosa di fondamentale sulla coscienza umana: quello che percepiamo come uno stato mentale stabile è in realtà il risultato di equilibri fisiologici e neurologici continuamente modulati ed estremamente delicati.

Gli stati alterati di coscienza, infatti, non compaiono soltanto con le sostanze psichedeliche.

Possono emergere anche durante il sonno e i sogni, in stati meditativi profondi, durante esperienze mistiche o rituali, in condizioni di forte deprivazione sensoriale, iperventilazione o stress fisiologico intenso.

In questi stati possono cambiare:

* la percezione del tempo e dello spazio; * la sensazione del proprio corpo; * l’intensità delle emozioni; * il flusso dei pensieri; * il senso di identità personale.

In alcuni casi può comparire quella che viene definita dissoluzione dell’ego, cioè una temporanea attenuazione dei confini abituali tra sé e ambiente.

La respirazione olotropica rappresenta quindi un esempio particolarmente interessante di come sia possibile modificare lo stato di coscienza intervenendo direttamente sulla fisiologia.

Modificando il nostro modo di respirare possiamo cambiare CO₂, pH, circolazione cerebrale e attività del sistema nervoso e, in determinate condizioni, arrivare a modificare profondamente la percezione di noi stessi e della realtà.

Gli psichedelici non sono quindi l’unica strada conosciuta attraverso cui possono emergere stati non ordinari di coscienza: la coscienza può essere modificata attraverso numerosi meccanismi, farmacologici e non farmacologici.

Ma, esattamente come per gli psichedelici, “senza sostanze” non significa “senza rischi”.

Ed è proprio per questo che conoscere ciò che stiamo facendo rimane uno dei principali strumenti di riduzione del danno.

Hai mai vissuto un’esperienza simile?

Gli stati alterati di coscienza non appartengono soltanto al mondo delle sostanze psichedeliche.

Possono emergere attraverso la respirazione, la meditazione, il sonno, pratiche rituali, esperienze estreme e molte altre condizioni capaci di modificare profondamente il modo in cui percepiamo noi stessi e ciò che ci circonda.

Ed è proprio per questo che, oltre agli studi scientifici, sono interessanti anche le esperienze dirette delle persone.

Hai mai partecipato a una sessione di respirazione olotropica o ad altre pratiche di breathwork intenso?

Hai sperimentato alterazioni della percezione, emozioni molto forti, ricordi, sensazioni di dissoluzione dell’ego, esperienze spirituali oppure effetti fisici o psicologici difficili da gestire?

Puoi raccontare la tua esperienza, anche in forma anonima, su:

storie.fattisegreti.it

L’obiettivo non è dimostrare attraverso singole testimonianze che questa pratica faccia bene o faccia male.

Raccogliere esperienze significa però osservare un fenomeno nella sua complessità: diffusione del fenomeno, benefici percepiti, difficoltà, rischi, contesto, aspettative e differenze tra una persona e l’altra.

Le testimonianze personali non sostituiscono gli studi scientifici, ma possono aiutarci a capire quali domande vale la pena porre e quali aspetti di queste esperienze meritano di essere approfonditi.

Fonti principali

Havenith M.N. et al. (2025), Decreased CO₂ saturation during circular breathwork supports emergence of altered states of consciousness, Communications Psychology, 3, 59.

Kartar A.A. et al. (2025), Neurobiological substrates of altered states of consciousness induced by high ventilation breathwork accompanied by music, PLOS ONE, 20(8): e0329411.

Grof Legacy Project, materiali sulla storia della respirazione olotropica e sul lavoro di Stanislav e Christina Grof.

Grof Transpersonal Training / Institute for Holotropics, materiali ufficiali sulla struttura dell’Holotropic Breathwork.

Holotropic Italy / Grof Transpersonal Training Europe, informazioni su formazione e workshop in Italia.

Sostanze citate

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