Uomo, 23 anni sotto effetto di Eroina
Scritto in un luogo segreto
Il profilo austero delle Alpi Giulie sorrideva come un residuo della Vecchia Europa. Tra gli opulenti resti di un agnello alle arance, tra i bicchieri rotti e con l'acido in discesa, lentamente liberandoci dai tumultuosi, ultimi, residui dell'avventura psichedelica che avevamo consumato, volgeva al termine la notte di Capodanno del 2018. Era quasi l'alba. Amavo N. di un amore casto e tremante, non avremmo mai avuto il coraggio di donarci un orgasmo fisico e così avevamo deciso, ora che i nostri ospiti erano a dormire e una complice solitudine ci separava dalle conseguenze sociali del nostro desiderio, di concedercene uno sintetico. Preparammo due siringhe da insulina sciogliendo dell'eroina bianca purissima, ci porgemmo in un gesto teatrale il braccio - non ricordo chi prima e chi dopo - e coronammo mesi di reciproca invadenza, di reciproca scoperta, entrando l'uno nel sangue dell'altra. Il piacere fu immenso e il caos cui avevamo inconsapevolmente sacrificato le nostre vite era ancora un dio sconosciuto e distante. N. era bellissima. Due anni dopo, sollevando il suo corpo rimpicciolitosi fino a divenire mostruoso e patetico, avrei ricordato quella sera, la prima pera sulle Alpi.